All'attacco, Bambini!

di Giorgio Gagliardi

venerdì 8 dicembre 2017

Bambini migranti che esplodono e bambini soldato europei. Benissimo: avanti verso l’autodistruzione/Migrant children blowing themselves up and European child soldiers. Very well: this is the way to continue on our path towards self-destruction!



1) “Quando crescerai ti farai saltare in aria”, i racconti dei bimbi rapiti dall’ISIS
I racconti dei bambini yazidi sequestrati per anni dagli estremisti dell’ISIS sono la peggiore fotografia dell’orrore vissuto dalle popolazioni sotto il giogo del sedicente Califfato.
ESTERIMEDIO ORIENTE 11 MAGGIO 2017 - 16:43 di Mirko Bellis
“Mangerai quando sarai in paradiso ma per arrivarci dovrai farti esplodere”, così i fanatici dello Stato islamico indottrinavano i bambini della minoranza religiosa dei yazidi, rapiti dopo l’occupazione di Mosul e della provincia irachena di Ninive. Le confessioni dei piccoli sopravvissuti ad anni di prigionia sono il peggior ritratto della barbarie terrorista: lasciati per giorni senza cibo, li costringevano a lottare tra loro per un pomodoro. Per convertirli in strumenti di morte, ai bambini, alcuni di soli sette o otto anni, venivano fatti vedere filmati di decapitazioni o di altri kamikaze. Gli uomini del sedicente Califfato islamico li addestravano anche all'uso delle armi e a indossare cinture esplosive per compiere attentati suicidi. I ragazzi, ormai al sicuro nei campi per sfollati allestiti nel nord dell’Iraq, hanno raccontato la loro esperienza all'Associated Press. “Ho ancora molta paura. Non riesco a dormire bene, li vedo anche quando sogno”, ha confessato Ahmed Ameen Koro, un diciassettenne che adesso vive con la madre e due fratelli, gli unici sopravvissuti della sua famiglia, in un affollato campo profughi a Dahuk, nel Kurdistan iracheno.
La cattura di Ahmed: “Sembravano dei mostri”
I combattenti dell’ISIS arrivarono nel villaggio di Ahmed all'alba del 3 agosto 2014. La sua famiglia cercò di fuggire ma non c’era posto per tutti nell'auto del padre. Così il ragazzo, all'epoca quattordicenne, il fratello Amin di un anno più piccolo e quattro cugini furono costretti a scappare a piedi. Il padre promise loro che li avrebbe prelevati lungo la strada, ma non arrivò mai all'appuntamento. Fu catturato assieme al resto della famiglia e da allora del padre di Ahmed non si hanno più notizie. Anche i ragazzi furono sequestrati dai fanatici e condotti, assieme a centinaia di bambini, in una scuola a Tal Afar, una città vicina già in mano all'ISIS. Qui i terroristi separarono le donne dagli uomini. “Sceglievano le ragazze che gli piacevano di più – ha ricordato Ahmed – e le madri piangevano disperate nel vedere come le figlie venivano strappate dalle loro braccia”. “Sono ancora molto spaventato – ha proseguito il ragazzo – erano tutti grandi uomini barbuti, sembravano dei mostri”.
Addestrati per diventare kamikaze
Ahmed e altri duecento ragazzi yazidi furono inviati in un campo di addestramento dove la loro giornata iniziava molto presto con le letture del Corano per proseguire con le istruzioni militari con pistole e kalashnikov. I terroristi li obbligavano a vedere video su come indossare una cintura esplosiva, gettare una granata o decapitare una persona. “Ci dicevano: non siete più yazidi, ormai siete dei nostri”, ha continuato Ahmed. “Quando sarei più grande, ti farai esplodere”, il suo agghiacciante ricordo di quel periodo.
Akram, ferito e ridotto in schiavitù
Akram Rasho Khalaf è inquieto quanto parla della sua prigionia, si agita quando racconta la paura e la fame e le sofferenze patite. Quando aveva solo sette anni fu rapito dagli estremisti islamici. Il tentativo di fuga della sua famiglia si infranse contro i colpi dei fucili d’assalto dei miliziani. Il bambino porta ancora su di sé le orribili cicatrici dei proiettili che quel giorno lo colpirono alla pancia e alla mano. Dopo essere stato trasportato all'ospedale di Mosul, venne sottoposto ad un delicato intervento chirurgico. Quando aprì di nuovo gli occhi, i suoi genitori non c’erano più. E da allora non li ha mai più rivisti.
Dopo l’operazione, i terroristi lo portarono a Raqqa, in Siria. Nell'autoproclamata capitale del Califfato, i jihadisti torturavano i ragazzi tirandogli delle palle in testa. Se qualcuno dei piccoli piangeva, veniva picchiato. A chi non si lamentava, veniva promesso un futuro da kamikaze. “Ci dicevano: quando crescerai ti farai saltare in aria, a Dio piacendo”, ha detto il bambino. Quando chiedevano chi volesse raggiungere il paradiso – ha continuato il racconto Akram – alcuni di noi non sapevano cosa rispondere. Continuavano a ripeterci che erano nostri amici, ma i bambini erano spaventati a morte”. Il piccolo, però, non era abbastanza forte per essere un combattente, e così, i terroristi lo costrinsero a diventare il loro schiavo.
Il riscatto e la fuga
Dopo due anni di prigionia, lo zio ricevette una foto di Akram e un’offerta di riscatto. Per il bambino, gli estremisti chiedevano 10.500 dollari, una somma che la famiglia riuscì comunque a trovare, grazie all'aiuto di parenti in Germania. Pagata la somma, Akram venne riconsegnato il 29 novembre dell’anno scorso. Adesso è al sicuro assieme a due fratelli e altri parenti nel campo profughi allestito nel nord dell’Iraq.
Diverso destino, invece, quello di Ahmed. Il 4 maggio del 2015 riuscì a scappare con il fratello ai suoi rapitori. Una volta abbandonato il campo di addestramento a Tal Afar, si nascosero in una moschea per una notte intera, prima di decidersi a fuggire. Una viaggio a piedi lungo quasi novanta chilometri fino a raggiungere le posizioni dei Peshmerga curdi sulle montagne di Sinjar. “Non avevamo acqua, eravamo così assetati che abbiamo rischiato di morire”, ha ricordato adesso.
I traumi della prigionia
Le conseguenze della lunga prigionia per i bambini rapiti dall’ISIS sono devastanti: lo zio di Akram ha raccontato che il nipote soffre di insonnia e, nei pochi momenti in cui riesce a dormire, le sue notti sono popolate da incubi. Le stesse ansie del fratello di otto anni e della sorella di cinque, caduti anche loro nelle mani degli estremisti.
"A volte diventano molto aggressivi – ha detto lo zio – e cominciano a picchiare gli altri bambini”. Tipiche reazioni violente agli abusi a cui hanno assistito, ha affermato Carl Gaede, un assistente sociale specializzato in traumi di guerra consultato da Associated Press. “Abbiamo visto episodi simili anche in altri bambini e i genitori hanno dovuto nascondere coltelli e altri oggetti pericolosi nel timore che i figli li usassero contro di loro”, ha aggiunto Gaede, da tempo impegnato nel trattamento dei superstiti alla brutalità dei fanatici islamisti. Il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite ha dichiarato che “i membri dello Stato islamico hanno perpetrato un vero e proprio genocidio contro la comunità yazida. E secondo lo studio condotto da Valeria Cetorelli e altri ricercatori pubblicato pochi giorni fa dal Public Library of Science Medicine, sono circa 3.100 i membri di questa minoranza religiosa uccisi dalla follia jihadista, mentre altri 6.800 sarebbero stati rapiti.
Le orribili esperienze vissute da questi bambini e adolescenti tarderanno molto tempo in cancellarsi. Quando ad Ahmed viene chiesto quali sono i suoi sogni per il futuro, il ragazzo risponde sicuro: “Quando sarò più grande voglio vendicarmi dell’ISIS”.
Mirko Bellis
I racconti dei bambini yazidi sequestrati per anni dagli estremisti dell’ISIS sono la peggiore fotografia dell’orrore vissuto dalle popolazioni sotto il giogo del sedicente Califfato.
Sono lontani i tempi in cui i kamikaze (kami significa “divinità” e kaze “vento”, quindi il termine sta per “vento divino”) erano i piloti degli aerei giapponesi zero che con una benda bianca sulla testa si lanciavano contro ogni ostacolo nemico.
Ora i kamikaze (che sarebbe meglio chiamarli con il loro vero nome e non con quello di piloti di una guerra terminata) non hanno la benda bianca sulla testa e non si lanciano con aerei contro ostacoli nemici, ma sono perlopiù dei civili (non solo uomini, ma anche donne e bambini) che sono indottrinati dall’ISIS. Indottrinati significa che non sono scelti, ma di soliti rapiti e rinchiusi in apposite sedi dove si impartisce loro dottrine di odio, rancore, violenza contro tutti quelli che non professano la loro religione estrema contro il mondo occidentale. Il nominativo è shahid (lo shahīd è colui che per antonomasia porta avanti la jihād, l'"impegno sacro e doveroso" che può prefigurarsi talvolta come una "guerra doverosa" (non "santa", concetto questo estraneo alla dottrina giuridica islamica) e non manca anche in ambito islamico. Discutere circa la liceità di una simile "testimonianza", essendo assai labili i confini tra una lecita azione di jihād (anche quando essa sia nel concreto estremamente rischiosa per la propria vita) e il suicidio, è assolutamente vietato invece dalla dottrina islamica, fin dall'epoca del Profeta Maometto, che in un'occasione rifiutò esplicitamente di recitare la prevista e benedicente orazione funebre sulla tomba di un suicida.
Attualmente la jihad o “guerra doverosa” è stata stravolta nel suo significato originario e previsto dal Corano dal fondamentalismo che ne ha fatto un’arbitraria concezione di distruggere tutti gli infedeli come sta facendo l’ISIS. In realtà, il Corano vieta espressamente di uccidere bambini, donne e uomini, al contrario di quanto sta facendo oggi il fondamentalismo e come le fosse comuni più o meno scoperte testimoniano. Si tratta dell’accanimento contro chi non la pensa come l’Islam estremo dei fondamentalisti. Quindi l’istruzione del shahid (inteso impropriamente come kamikaze) non include effettivamente il conoscere bene i futuri suicidi o omicidi guidati: certo che la cosa non deve essere molto chiara e comprensibile comunque, poiché oltre al resto è loro somministrata una quantità variabile di una droga simile al captagon che toglie loro il giudizio di discriminare ciò che è giusto da ciò che non lo è. Perciò si tratta di un addestramento severo e duro e di promesse variopinte di future ricompense.
L’esempio citato è ricordato da quei bambini che sono riusciti a scappare (non molti) dalle grinfie dell’ISIS, che non vuole addestrare seriamente quei futuri “martiri”, non credenti, ma fuorviati da chi li addestra. Poi,quando sono gettati all’attacco suicida si aggiunge un’altra dose di droga,di cui ormai è disponibile una quantità enorme, prodotta dagli stessi stati e venduta a basso prezzo: cioè uno la può comperare anche per suo uso e consumo o vendere ad altri. Il sito dove devono farsi esplodere,di solito inconsciamente ma circuiti dall’effetto preparatorio psicologico e dall’effetto immediato della droga, è loro indicato al momento e poi non è detto che abbiano il detonatore per attivare l’esplosione: troppe volte quei bambini, donne e uomini vanno senza sapere quando esploderanno e che fine faranno; tuttavia c’è chi li sorveglia e sa attivare il telefonino o altro per farli esplodere. Siamo felici che in alcuni casi i minori coinvolti, per una sorta di critica innescata, si sono rifiutati di farsi esplodere. Altri invece (ragazze, donne e bambini) sono stati fermati dai poliziotti ormai addestrati a riconoscere chi porta con sé gli ordigni di morte. Oppure la gente comune si è abituata alle notizie di kamikaze (shahid) che guardano con sospetto chiunque e riesce a segnalare o addirittura a fermare l’inconscio suicida. È veramente triste essere arrivati a questo punto: la gente non sa più chi ha vicino mentre passeggia, mentre fa la spesa o mentre sale su qualche mezzo, e basta un nonnulla per scatenare la paura di una esplosione talvolta solo temuta, altre volte vera e reale. La paura ormai è un contesto comune, anche se ci sono raduni impressionanti di persone, ma c’è sempre anche qualche idiota che inscena delle urla tanto per riderci sopra. A Piazza San Carlo a Torino si è avuta una dimostrazione eclatante, anche se non eccessiva come in altri posti.
È cambiato il mondo?? Sembrerebbe di sì. In America un giovane uccide in chiesa 26 persone ed uno tra la folla aveva con sé una pistola e ha sparato contro l’aggressore mettendolo in fuga. Si deve arrivare a questo punto di andare in giro armati per difendersi della passeggiata che si sta facendo o partecipare a qualche manifestazione anche privata? Tutti dobbiamo pensare che se usciamo, forse non torniamo a casa? Sarebbe un mondo ben triste, quello che è iniziato durante una guerra e ora invece è diventato un agguato continuo? Chi ci dà o darà una speranza differente?

2) Nigeria, kamikaze in moschea: le vittime sono almeno 20 - Corriere.it diritti riservati all’autore ed alla testata

Secondo altre fonti i morti sono oltre 50. Si tratterebbe di un ragazzo giovane che si è mescolato tra i fedeli in preghiera. Si sospetta degli integralisti islamici Boko Haram

di Redazione Online

Un giovane kamikaze si è fatto esplodere in una moschea a Mubi nel nord-est della Nigeria uccidendo almeno 20 persone. Ma secondo altre fonti le vittime sono oltre 50. Secondo la polizia locale il giovane ha azionato il detonatore mentre arrivavano i fedeli per le preghiere del mattino mescolandosi alla folla. «Stiamo ancora accertando il numero delle persone rimaste ferite nell’esplosione perché si trovano ricoverate in vari ospedali del paese», ha detto Othman Abubakar, portavoce della polizia.

Sebbene per il momento non ci sia alcuna rivendicazione dell’attacco, i sospetti cadono sul gruppo estremista islamico Boko Haram.

(Continua su: http://www.corriere.it/esteri/17_novembre_21/nigeria-kamikaze-moschea-morti-dfdf274e-ce9f-11e7-bf2a-292d3c6f067f.shtml?refresh_ce-cp)

Alcuni giorni fa almeno 18 persone, compresi gli attentatori, sono morte e 29 sono rimaste ferite in un attacco suicida effettuato da quattro diversi kamikaze -due uomini e due donne- che si sono fatti esplodere nella Nigeria nordorientale, a circa 36 chilometri da Maiduguri, principale città della regione. Le autorità hanno attribuito l’attentato al gruppo jihadista Boko Haram.

3) Egitto. Sinai, bomba fa strage in moschea: 305 morti

 

Redazione Esteri & Internet venerdì 24 novembre 2017
Un gruppo armato ha fatto esplodere l'ordigno e ha poi sparato contro i fedeli e incendiato auto. Un centinaio i feriti. «Molti sufi». L'area è da quattro anni ostaggio di gruppi islamisti filo Daesh
È salito a 305 vittime, tra cui 27 bambini, e un centinaio di feriti il tragico bilancio dell'attentato contro una moschea vicino ad Arish nel nord del Sinai, in Egitto. Secondo quanto riferito da fonti di sicurezza, l'attacco è stato condotto da un gruppo armato piazzando una «bomba all'interno» del luogo di culto e sparando sui fedeli che fuggivano dopo l'esplosione con lanciarazzi e armi automatiche.
Il commando di 25 e 30 miliziani, alcuni dei quali sventolavano le bandiere del Daesh, ancora non è stato identificato, ma i sospetti delle autorità ricadono su gruppi islamisti filo Daesh attivi nella regione. L'attacco – che ha preso di mira la moschea al-Rawdah, a Bir al-Abed, a ovest della città di Arish - non è stato rivendicato. Si tratta del peggior attentato in quattro anni di violenze nel Sinai da parte degli islamisti.
La moschea sarebbe nota come luogo di ritrovo dei sufi, che gli estremisti sunniti filo Daesh considerano apostati poiché venerano santi e santuari, ritenuti dagli altri islamici equivalenti all'idolatria. In passato i jihadisti hanno rapito e decapitato un anziano leader sufi, accusato di praticare la magia, e sequestrato diversi fedeli sufi, poi rilasciati a seguito del loro «pentimento».
Il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, ha convocato una riunione di emergenza con i responsabili della sicurezza. Il governo del Cairo ha proclamato 3 giorni di lutto nazionale. "L'esercito e la polizia vendicheranno i nostri martiri e ristabiliranno con la forza la sicurezza e la stabilità in tempi brevi. Risponderemo con forza brutale", ha dichiarato il presidente.
Caccia ai terroristi. "Nel quadro delle indagini condotte dalla Procura generale sull'attentato contro la moschea il procuratore generale, consigliere Nabil Sadek, ha ordinato che un grande pool" di inquirenti "vada negli ospedali per interpellare i feriti e ascoltare le testimonianze al fine di apprendere come ha avuto luogo questo attentato", fa saper la procura.
C'erano oltre 200 fedeli, «erano sufi»
C'erano «almeno 200 persone» all'interno della moschea al momento dell'attacco: lo ha riferito all'agenzia Ansa un consigliere comunale di Bir El Abd. I terroristi hanno bruciato «una decina» di auto dei fedeli parcheggiate davanti alla moschea, ha riferito ancora il consigliere, Salama El Rokei. Il luogo di culto islamico si trova lunga la cosiddetta «autostrada internazionale» ed è frequentato anche da automobilisti di passaggio.
«Hanno sparato alle persone mentre stavano uscendo dalla moschea», ha riferito all'agenzia Reuters un residente con parenti sul posto. «Hanno sparato anche alle ambulanze». La tv Arabiya e alcune fonti locali riferiscono che alcuni fedeli erano sufi.
L'inferno di El Arish, da dove i cristiani sono fuggiti
La zona del Nord Sinai, e in particolare proprio l'area di el-Arish, è tristemente nota da diversi anni per essere crocevia di traffici di migranti, di organi e di ogni tipo di illegalità. Qui lo stato egiziano fatica a imporsi e prosperano gruppi terroristici, prima legati ad al-Qaeda e più di recente al Daesh, il sedicente Stato islamico. Da qui provenivano i cristiani copti bruciati vivi dai jihadisti, all'inizio dell'anno, e da qui erano fuggite, a febbraio, circa 200 famiglie copte, probabilmente tutte quelle che vivano nella zona.
Daesh senza freni nel Sinai: trucidati altri 2 copti di Federica Zoja (https://www.avvenire.it/mondo/pagine/egitto-fuga-cristiani-copti-da-sinai-daesh-isis - 24/2)
El Arish, capolinea dei fantasmi del Sinai di Paolo Lambruschi (https://www.avvenire.it/mondo/pagine/el-arish, 11 novembre 2011)

(Continua su https://www.avvenire.it/mondo/pagine/attacco-in-moschea-in-egitto-50-i-morti)

- Altre Fonti -Somalia, donna e bimbi uccisi colpo nuca - Africa - ANSA.it

www.ansa.it › Mondo › Africaì 28 10 2017 - Una donna e tre bambini, di cui uno neonato, sono stati trovato assassinati con un colpod'arma da fuoco alla testa a Mogadiscio. (ANSA)
- CAOS SIRIA/ La guerra di notizie (false) alimentate da Usa e Al Qaeda (Il Sussidiario) https://www.intopic.it/notizia/12294072/?r=WAGJBxroaZBEQ&utm_source=alert&utm_medium=email&utm_campaign=alpha

-Trump: “Strage in Texas, il problema non sono le armi“ - Notizie Oggi

notizieoggi.com/2017/11/06/trump-strage-in-texas-il-problema-non-sono-le-armi/ 5/11/2017 - Fan Page ... "Non è una questione di armi", taglia corto il presidente quando, ... gli chiede del massacro nella chiesa battista di Sutherland Springs, Texas, ... Anche l'assassino è morto. Identificato come Devin Kelley, 26 anni, era stato cacciato dalla Air ... "Sulla base dei primi report, era uno squilibrato.

4) Siria: attentato ISIS in campo profughi, almeno 100 mortiAutobomba nell'area della riva orientale dell'Eufrate nella'area di Dayr az Zor

Redazione ANSA ROMA - 05 novembre 2017 20:15 NEWS www.ansa.it › Mondo
È di oltre un centinaio di morti il bilancio di un attentato dell'ISIS compiuto sabato in un campo profughi sulla riva orientale dell'Eufrate in Siria, nell'area di Dayr az Zor. A renderlo noto è stato un portavoce delle cosiddette Forze democratiche siriane (Sdf), a predominanza curda, legate alla coalizione a guida Usa.
(Continua su: http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2017/11/04/siria-ong-denuncia-attacco-isis-in-campo-profughi-decine-di-morti_c06b138a-8182-4d8d-b7e6-064579b83700.html)
Ancora assassini e distruzione di massa, incuranza totale per chi è assassinato. Gli assassini sono in molti paesi già citati e i fatti sono descritti sommariamente (per non insistere in particolari totalmente privi di interesse); tuttavia la matrice è sempre dell’estremismo e fondamentalismo islamico, chiamato a giustificazione della ferocia umana, o da possibili squilibrati (le notizie non sempre dicono tutta la verità che è secretata ad uso di non si sa chi) che cercano i luoghi di assembramento umano per compiere le loro stragi.
Non è più una guerra, ma una carneficina che parte dalla mente umana malata per disturbi propri o per disturbi provocati da indottrinamento e droghe eccitanti. Ormai il quesito principale è chiedersi cosa c’è dietro questa carneficina e chi è la mente (possono essere anche più menti senza andare in elucubrazioni esoteriche, ma reali) che accende questi focolai per creare paura e terrone mietendo vittime innocenti. Ormai i morti si contano a centinaia come se fosse un dato statistico invece di una minuziosa conta di persone che sono stroncate ad ogni età, dai neonati agli anziani. Si spara o ci si fa saltare nel mucchio di persone: chi c’è c’è e chi non c’è è stato fortunato di non trovarsi in quel momento… poi magari arriverà il suo turno e si troverà in un altro momento simile.
Scuole di ogni tipo sono prese di mira, così come ospedali e luoghi di ritrovo, e gli strumenti di morte stanno lentamente cambiando: ora si usano camion… automezzi carichi di esplosivo e poi sempre i soliti shahid. La gente ormai ha paura a muoversi per qualsiasi cosa anche per necessità quotidiane ed in regioni o paesi particolari non si è più sicuri di tornare a casa. Le famiglie sono ridotte: manca un genitore, mancano figli uccisi oppure resta qualche figlio che diventa ragazzo da strada (minori non accompagnati li chiamano oggi) con tutti i problemi che quella situazione crea come ultima disperazione di chi è rimasto e si deve dare da fare per sopravvivere.
5) In Myanmar è in corso il genocidio dei Rohingya, non possiamo far finta di nulla
Chi pensava che la liberazione e l’elezione di Aung San Suu Kyi potesse cambiare le cose oggi deve riconoscere di essersi sbagliato: in Myanmar è in corso un genocidio.
ESTERIASIA 24 OTTOBRE 2017 - 16:47 di Augusto Rubei
Quasi 1,2 milioni di persone rohingya hanno bisogno di aiuto. Di queste, 720.000 sono bambini. Hanno lasciato il Myanmar per fuggire in Bangladesh, in seguito all'ondata di violenze interreligiose. In passato abbiamo visto vittime picchiate, trascinate in strada, cosparse di petrolio e bruciate vive da banditi che scorazzavano brandendo coltelli, machete e walkie-talkie di fronte l'inerzia delle forze dell'ordine locali. Aggressioni sono state rivolte anche ai giornalisti giunti sul posto, ai quali e' stato più volte intimato di consegnare le memorie delle fotocamere con le quali avevano filmato i resti di alcuni cadaveri carbonizzati rimasti ai bordi dei marciapiedi.
La colpa dei perseguitati era ed è solo una, da tempo: essere musulmani in un Paese a maggioranza buddista. Nello Stato del Rakhine e in altri distretti del Paese la violenza di questi monaci sciovinisti è ormai irrefrenabile. Per questo ieri mattina, a Ginevra, l'Ue ha ospitato una conferenza dei donatori, insieme al Kuwait e in partnership con l'Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha), l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) e l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr). L'obiettivo è dare una risposta, e in tempi rapidi. Perché di fronte, quella che non riusciamo a vedere con i nostri occhi ma che si sta verificando è una vera e propria pulizia etnica. Temevamo che accadesse e non possiamo più voltarci dall'altra parte: in Myanmar è in corso un genocidio.
La Convenzione firmata a New York il 9 dicembre 1948 individua il genocidio in tre elementi. Primo: l'uccisione di membri di un gruppo, l'adozione di misure miranti ad impedire nascite all'interno del gruppo, etc.; secondo: il compimento di tali atti contro un gruppo "nazionale, etnico, razziale o religioso"; terzo: la presenza di un dolo specifico e cioè "l'intenzione di distruggere in tutto o in parte" un gruppo appartenente ad una di queste quattro categorie protette. E' quello che in Myanmar sta accadendo. Non c'è molta differenza dal Ruanda: allora le vittime furono prevalentemente di etnia Tutsi, corrispondenti a circa il 20% della popolazione, anche se le violenze finirono per coinvolgere gli Hutu moderati.
Durante l'Olocausto i nazisti usavano il termine "untermensch" (sub-umano) per descrivere i "popoli inferiori", specialmente gli ebrei, gli zingari, i popoli slavi come polacchi, i russi e ogni altra persona che non fosse di "razza ariana". I monaci buddisti in Myanmar parlano dei rohingya come degli esseri reincarnati dai serpenti e dagli insetti, tanto che il loro assassinio non costituirebbe un crimine contro l'umanità, bensì – dicono – una forma di disinfestazione dai parassiti. Così come per i Protocolli dei Savi di Sion (un falso documentale creato con l'intento di diffondere il disprezzo contro gli ebrei), si suppone che i rohingya siano autori di un complotto islamista per conquistare il mondo e instaurare un califfato globale.
Ogni genocidio moderno ha seguito questo modello e chi pensava che la liberazione e l'elezione di Aung San Suu Kyi potesse cambiare le cose oggi deve riconoscere di essersi sbagliato. Il suo silenzio – salvo rarissime circostanze – è imbarazzante, complice e pericoloso.
Augusto Rubei
Non illudiamoci che la pulizia etica sia un’invenzione attuale: è un imbarbarimento di tante nazioni che egoisticamente è criminalmente non vogliono aiutare altri soggetti che sono meno abbienti di chi vuole e che comanda. Sono letteralmente assassini di massa compiuti anche dalle forze che dovrebbero difendere e che si trasformano in squadroni della morte (Brasile insegna ed anche la Jugoslavia). Personalmente ho udito in una zona attualmente apparizionale o visionaria dire da persone di spicco “finalmente ci siamo liberati degli ……….,ora siamo solo di noi qui”. E come detto è certamente molto qualificante per una persona venerata da pellegrini. Ma ciò che conta ora è non avere tra i piedi gente fuggita da guerre, gente che non ha più nulla, dove prima almeno viveva, gente che chiede aiuto anche se lo chiede forse impaurita chiedendosi anche come ha fatto ad arrivare fin qui; e allora l’aggressività è sintomo di paura, per non parlare di quelle comunità che raccolgono queste persone come prigioniere guadagnando sfrontatamente anche su quella miseria e riveriti dagli stati che credono di avere a che fare con persone oneste. No! Molti vogliono guadagnare sulle disgrazie altrui e così sembra essere stato sempre; la corruzione e l’ingordigia allentano i freni critici dell’uomo e prevale l’egoismo, beninteso, anche se si presenta come carità sociale, ma i campi di morte sono all’ordine del giorno e spesso (non è una bufala o fake news) i corpi ritrovati possono essere centinaia e anche migliaia, con le testimonianze anche di statali che collaborano a quei ritrovamenti orrendi.
6) Corea Nord: Trump allerta bombardieri nucleari B52, la prima volta dalla Guerra Fredda
L’amministrazione Usa si appresta a lanciare un’allerta massima che prevede il dispiegamento dei bombardieri strategici con armi nucleari nelle basi aeree, pronti al decollo in ogni momento in caso di necessità.
USA 23 OTTOBRE 2017 17:06 di Antonio Palma
Una nuova escalation militare è in vista nel già intricato rapporto tra Corea del Nord e Stai Uniti. Secondo quanto riportano alcuni media statunitensi citando fonti del Pentagono, infatti, l'amministrazione Trump nelle scorse ore avrebbe deciso di mettere in allerta i bombardieri nucleari B52 per tenerli pronti in caso di azione nella penisola coreana. Una decisione che purtroppo richiama buie epoche passate visto che è la prima volta che accade dai tempi della Guerra Fredda. Dopo il via libera del Pentagono, l'aviazione militare americana starebbe ora per diramare l'allerta ai propri bombardieri perché siano pronti ad agire, se necessario, anche in 24 ore.
La direttiva prevede che l’aviazione tenga i suoi bombardieri strategici e gli equipaggi in allerta continua e pronti all’uso. Sempre secondo fonti locali, in particolare bombardieri B52 armati con testate nucleari, grazie all'allerta, verranno dispiegati in modo da poter decollare ogni momento, con gli equipaggi posti in stato di emergenza in una base dell'Air Force a Barskdale, in Lousiana. Nella base da giorni sarebbero già iniziati i lavori per la riapertura di almeno nove “piazzole” dove saranno in attesa i giganteschi velivoli. Nel frattempo è stato rinnovato anche l’edificio che ospiterà gli equipaggi con camere, spazi comuni e punti di svago.
"I preparativi sono in corso e riguardano i B52. Il mondo è luogo pericoloso e ci sono persone che parlano apertamente di usare ordigni nucleari” ha confermato il capo di stato maggiore dell’Us Air Force, David Goldfein in una intervista. In realtà l'allerta prevede altre misure e oltre ai bombardieri e prevede anche l’impiego di altri mezzi per la sorveglianza, l’intelligence e il comando avanzato, tutti nati per operare in caso di conflitto nucleare. La mossa è solo l'ultima di una serie di risposte militari che Washington ha deciso di mettere in atto contro il regime nordcoreano dopo i lanci di missili e i test nucleari di Pyongyang e segue le parole del presidente americano Donald Trump che ha affermato come con il regime di Kim Jong-un bisogna essere "pronti a tutto".
Antonio Palma
Si veda anche: Nord Corea: "Minaccia di test con bomba H sia presa alla lettera" (LaPresse)

7) Nuova strage nel Mediterraneo, naufraga barcone carico di migranti: almeno 23 morti
L’imbarcazione affondata individuata da un elicottero di una nave militare spagnola dell’operazione Eunavformed. Recuperati 64 superstiti e 23 cadaveri ma si temono diversi dispersi.
CRONACA ITALIANA 3 NOVEMBRE 2017 20:02 di Antonio Palma
Ennesimo dramma dell'immigrazione nel Mediterraneo. Nelle scorse ore l'equipaggio di una delle navi del dispositivo Eunavformed ha individuato e soccorso una imbarcazione carica di migranti che si stava inabissando dopo un naufragio, riuscendo a salvare 64 persone che in precedenza erano a bordo, la gran parte già finite in acqua, ma purtroppo recuperando anche i cadaveri di altri 23 disperati che purtroppo non ce l'hanno fatta. Il dramma oggi nel Mediterraneo centrale, mentre il barcone era diretto verso le coste italiane. Ad avvistare il gommone con circa novanta persone a bordo e a far scattare così il meccanismo di soccorso in mare è stato un elicottero militare Ab 212 imbarcato su una nave della marina militare spagnola.
Secondo quanto reso noto con un post su Facebook dalla stessa Eunavformed, l'elicottero della nave Cantabria ha notato il gommone semi affondato ed ha visto persone in mare durante una perlustrazione avviando i soccorsi. Le operazioni di salvataggio e recupero sono state coordinate dalla centrale operativa di Roma della Guardia Costiera che ha autorizzato la nave spagnola a raggiungere l’area del naufragio. I militari iberici così hanno preso a bordo i sopravvissuti del naufragio e recuperati i cadaveri ma purtroppo si teme che altre persone che si trovavano a bordo del gommone siano disperse.
Il Dramma in mare arriva dopo un periodo di relativa diminuzione dei viaggi della speranza con 5.984 stranieri approdati in Italia contro i 27.384 dello stesso mese dell’ano passato. Le attività di Eunavformed l'operazione militare navale lanciata dalla Ue dopo i continui naufragi a cui partecipano unità navali di Italia, Belgio, Francia, Germania, Slovenia, Spagna e Gran Bretagna, però non si sono mai fermate. Nella sola giornata di oggi sono stati compiuti nel Mediterraneo centrale sei operazioni di soccorso, tutte coordinate dalla Guardia Costiera italiana: che hanno tratto in salvo complessivamente circa 700 persone.
Antonio Palma
8) Migranti, a Salerno sbarca nave con i cadaveri di 26 donne: “Tragedia dell’umanità”
La nave spagnola Cantabria è sbarcata questa mattina al molo 3 gennaio, a Salerno. A bordo 375 migranti recuperati nel Mar Egeo assieme ai cadaveri di 26 donne che purtroppo non ce l’hanno fatta: “Una tragedia dell’umanità”, ha commentato il prefetto di Salerno Salvatore Malfi. La procura valuterà se ci siano i presupposti per un’ipotesi di omicidio. Partita intanto la macchina dell’accoglienza. 5 NOVEMBRE 2017 11:45 di Francesco Loiacono (http://napoli.fanpage.it/ tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata)    "Una tragedia dell'umanità". È racchiuso nelle parole del prefetto di Salerno, Salvatore Malfi, quanto avvenuto un paio di giorni fa nelle acque del Mediterraneo: un gommone pieno di migranti è affondato, causando la morte di diverse persone. I cadaveri recuperati, appartenenti a 26 donne, sono arrivati questa mattina nel porto della città campana assieme ad altri 375 migranti che, invece, ce l'hanno fatta. Erano tutti a bordo della nave spagnola Cantabria, che ha recuperato i migranti in vita e i cadaveri nelle acque del Mar Egeo.
Indagini della procura sulle 26 donne decedute: Potrebbero essere 26 omicidi
"Oggi Salerno si prepara con uno spirito diverso rispetto agli altri sbarchi – ha commentato il prefetto poco prima dell'ispezione a bordo della nave spagnola – Abbiamo già avuto altri morti, ma su questa nave sarà tutto più complicato, anche come impatto morale. Siamo ancor di più in stretta collaborazione con la procura della Repubblica perché i 26 corpi potrebbero essere 26 omicidi – ha spiegato Malfi – Quello che va fatto, per esigenze di giustizia, andrà fatto. Credo che già stamattina il procuratore Masini valuterà se ci siano i presupposti per un'ipotesi di omicidio. Bisogna vedere se si trova qualche soggetto su cui concentrare l'attenzione o se si procederà contro ignoti. Che qualcuno abbia fatto morire queste donne e non sia stato un fulmine arrivato dal cielo è una cosa ovvia". Il pm Masini salirà a bordo assieme ai medici legali per una prima ispezione dei cadaveri e per valutare se disporre le autopsie sulle salme.
Attivata la macchina dell'accoglienza per i 375 migranti
Oltre alle indagini sulle 26 donne decedute e alle operazioni per la loro sepoltura, si è attivata anche la macchina dell'accoglienza per coloro che ce l'hanno fatta. Sulla nave Cantabria, che ha attraccato al molo 3 gennaio, ci sono 259 uomini e 116 donne, nove delle quali in avanzato stato di gravidanza. Le donne incinte verranno ricoverate negli ospedali cittadini. Per quanto riguarda l'accoglienza dei migranti, settantadue resteranno in Campania, mentre gli altri verranno trasferiti in altre Regioni: dovrebbero essere ospitati tra Lombardia, Lazio, Emilia Romagna, Piemonte, Veneto, Puglia e Toscana. Per quanto riguarda invece le 26 donne decedute durante la traversata, dopo le eventuali autopsie le loro salme riposeranno nel cimitero di Salerno e di alcuni Comuni limitrofi che hanno offerto la propria disponibilità.
Francesco Loiacono
9) Iraq, scoperte fosse comuni con almeno 400 persone uccise dall’ISIS
Fosse comuni con centinaia di corpi sono state scoperte nei pressi di Hawija, roccaforte jihadista strappata al controllo dell’ISIS all’inizio di ottobre, situata a 240 chilometri a nord di Baghdad. Lo ha annunciato il governatore della provincia di Kirkuk Rakan Said. 1
2 NOVEMBRE 2017 09:49 di Susanna Picone
In Iraq le forze di sicurezza hanno scoperto diverse fosse comuni nelle zone che una volta erano sotto il controllo dall’ISIS contenenti i corpi di almeno 400 persone a Hawija, roccaforte jihadista a 240 km a nord di Baghdad, strappata dalle forze governative al controllo dello Stato islamico all'inizio di ottobre. A riportare la notizia dell’ennesima strage compiuta dall’ISIS è la Bbc online. Il governatore della provincia di Kirkuk, Rakan Said, ha detto che i corpi sono stati trovati nella base militare di Al Bakara, trasformata dall’ISIS in un “luogo di esecuzione”. Alcune delle persone uccise erano in abiti civili, altre indossavano una tuta che l’ISIS faceva mettere alle persone condannate a morte.I siti contenenti i cadaveri sono stati ritrovati dopo la segnalazione di alcuni testimoni – Le fosse comuni, secondo quanto riferito dal generale Mortada al-Luwaibi, sono state trovate dall’esercito iracheno dopo la segnalazione di alcuni abitanti locali. Da quanto emerso, le forze di sicurezza irachene hanno scoperto decine di fosse comuni nelle zone che una volta erano sotto il controllo dall’ISIS. La Bbc online ricorda che lo scorso anno l’Associated Press ha pubblicato uno studio che aveva individuato 72 siti in Iraq: alcuni, secondo Ap, potevano contenere dalle cinquemila a più di quindicimila cadaveri.
Susanna Picone

- Si veda anche questo articolo di febbraio 2017: Orrore ISIS, 4000 cadaveri in una fossa comune a Mosul

(http://www.imolaoggi.it/2017/02/27/orrore-isis-4000-cadaveri-in-una-fossa-comune-a-mosul/)

 

10) Bambini umiliati e maltrattati in classe: arrestate due maestre a Piacenza
Le vittime dei presunti maltrattamenti fisici e psicologici sono i piccoli alunni di una terza elementare tra i quali anche un bimbo autistico.
CRONACA ITALIANA 14 NOVEMBRE 2017 14:08 di Antonio Palma
Piccoli alunni delle scuole elementari maltrattati e umiliati continuamente durante le lezioni in classe da quelle che invece avrebbero dovuto essere le loro insegnanti. È la nuova storia di abusi su minori in classe scoperta grazie alle indagini delle forze dell'ordine, questa volta in una scuola elementare di Piacenza, e che nelle scorse ore ha portato alla conferma dell'arresto di due maestre. Alle due donne sono stati notificati due ordini di custodia cautelare ai domiciliari firmanti dall'autorità giudiziaria e devono rispondere ora dell'accusa di maltrattamenti su minori che erano sotto la loro custodia.
Alle due donne di 45 e 58 anni gli inquirenti contestano in tutto 39 episodi di violenze. L'arresto sarebbe scattato al termine di una inchiesta lampo portata avanti dagli uomini dalla polizia municipale della città di Piacenza a seguito di alcune denunce fatte pervenire da parte del personale della stessa scuola. Ad incastrare le maestre ci sarebbero i video registrati dalle telecamere nascoste piazzate dagli investigatori in aula su autorizzazione della Locale Procura della Repubblica che ha coordinato l'inchiesta. Gli episodi di violenza e umiliazione avrebbero visto come vittime i piccoli alunni di 8 anni di una terza elementare tra i quali anche un bimbo autistico che, secondo gli inquirenti, sarebbero stati umiliati fisicamente e psicologicamente dalle maestre arrestate. Gli agenti della municipale hanno deciso di intervenire il 9 novembre scorso per impedire ulteriori maltrattamenti proprio a seguito dei video e ora è arrivata la convalida da parte del Gip.
Tra gli episodi contestati, bimbi presi per il collo, schiaffeggiati senza motivo, tirati per le orecchie o afferrati per lo zaino fino a essere buttati a terra, ma anche violenze psicologiche. Secondo gli investigatori gli alunni presi di mira erano quelli con maggiori difficoltà di apprendimento come ad esempio un bimbo “costretto” a leggere di fronte a tutta la classe pur avendo alcune difficoltà in tal senso. "Abbiamo documentato fatti significativi, con maltrattamenti sia fisici sia psicologici e morali nei confronti di alcuni bambini di 8 anni" spiegano in procura. Viene riferito, ad esempio, l'episodio di quando il bimbo disabile veniva deriso dalle maestre e umiliato perché non era in grado di leggere: "E se si metteva a piangere gli veniva spinto in bocca con la forza un ciuccio da neonato per deriderlo ulteriormente davanti a tutti".
(Continua su: https://www.fanpage.it/bambini-umiliati-e-maltrattati-in-classe-arrestate-due-maestre-a-piacenza/ - http://www.fanpage.it/)
11) Udine, castighi e punizioni sui bambini: sospese due maestre d'asilo
Due maestre di una scuola dell'infanzia paritaria dell'hinterland udinese sono state sospese per otto mesi dall'esercizio dell'insegnamento dal gip di Udine per maltrattamenti fisici e morali nei confronti dei minori, bambini dai 3 ai 6 anni, che frequentavano la scuola. Alle due insegnanti si contestano comportamenti aggressivi sistematici nei confronti dei bambini con toni della voce alterati, svalutando i bimbi e sottoponendoli a castighi e vessazioni. Indaga la Polizia di Stato.
Il provvedimento di sospensione è stato eseguito ieri pomeriggio dalla Polizia al termine di un'attività di indagine della Squadra Mobile della Questura del capoluogo friulano. Le indagini - da quanto si è saputo - sono state avviate sulla base delle segnalazioni di alcuni genitori che avevano notato il malessere dei figli. Nell'inchiesta sono coinvolte altre due insegnanti che, al momento, sono indagate nel procedimento aperto dalla Procura di Udine.
Giovedì 16 Novembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 14:57
(Continua su: http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/udine_castighi_e_punizioni_sui_bimbini_sospese_due_maestre_d_asilo-3370795.html)
12) Vercelli: arrestate tre maestre, maltrattavano i bambini di un asilo
Le tre educatrici sono state poste agli arresti domiciliari: almeno 52 gli episodi di violenza accertati, una ventina dei quali di maggiore gravità.
CRONACA ITALIANA 23 NOVEMBRE 2017 08:48 di D. F.(tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata,(http://www.fanpage.it/)
Tre educatrici di una scuola per l'infanzia di Vercelli, in Piemonte, sono state poste agli arresti domiciliari da questa mattina con l'accusa di aver maltrattato dei bambini. Stando alle prime informazioni le donne avrebbero dato sberle e strattoni ai bimbi, trascinando i piccoli a terra e sovente umiliandoli con urla e punizioni spropositate. L’operazione “Tutti giù per terra!”, come è stata denominata, è iniziata lo scorso maggio con la denuncia di una madre. Le telecamere installate nella scuola, su autorizzazione della procura, hanno riscontrato almeno 52 episodi di maltrattamenti. I dettagli dell’operazione verranno resi noti nelle prossime ore dalla polizia.
Le telecamere, ad alta risoluzione, sono state installate nelle aule didattiche, nei corridoi, nella mensa e anche nella palestra della scuola per l’infanzia. Dei 52 episodi di maltrattamenti, sono una ventina quelli ritenuti di maggiore gravità. Stando ai riscontri investigativi della Squadra Mobile di Vercelli, le tre educatrici avevano instaurato un vero e proprio stato di terrore all’interno delle classi. A supporto del quadro probatorio sono state ascoltate anche alcune maestre, genitori e figli che, nel frattempo, avevano lasciato la scuola dei maltrattamenti. Nei prossimi giorni le tre maestre arrestate verranno interrogate dal giudice per le indagini preliminari. A breve saranno convocati in Questura i genitori delle vittime principali per poter essere ascoltati insieme con i loro bambini.
Già nell’ottobre 2016 si era dato risalto alla notizia pubblicata dal Corriere della Sera
IL DISEGNO DI LEGGE
Telecamere negli asili e test a maestri e educatori: primo sì alla legge
Adottato il testo unico, dopo otto anni di proposte arenate e diversi interventi del Garante per la privacy. Tra i punti fermi: l’autorità giudiziaria sarà l’unica a poter visionare le immagini, e solo dopo una denuncia. Previsti anche test psico-attitudinali per insegnanti, educatori ed operatori socio-sanitari (articolo di Valentina Santarpia)

Quello che sta succedendo in questi asili è semplicemente pazzesco, osceno, raccapricciante: bambini che vengono rintronati dalle urla di maestre che parlano come pazze su bambini che non certo si aspettano quel trattamento e che poi a casa mostrano i sintomi caratteristici delle violenze subite: strattonati, sberle, forbici e altri oggetti sbattuti violentemente sul tavolo. Ma chi istruisce quelle insegnanti perverse su come si tratta un bambino? Non hanno studiato psicologia del minore? Non hanno insegnato loro come va trattato un bimbo di 3, 4, 5 anni? Sembra proprio di no.

La domanda principale, oltre al perché degli sfoghi personali di queste furiose, è: ma cosa aspetta lo stato italiano a mettere le videocamere negli asili per evitate di avere dei futuri psicopatici che crescono ed agiscono perché sono stati violentati fisicamente da piccolissimi tramite trattamenti inumani? Non è ora che lo stato non dorma più e pensi solo ad emanare leggi restrittive per tutti elargendo un’elemosina per zittire le proteste e lasciare che altri suoi abitanti innocenti vengano cresciuti quali futuri portatori di violenze che manifesteranno sicuramente anche loro, anche se seguiti da personale psicologico.

Invece di emanare leggi su se i minori devono essere accompagnati fuori dalla scuola da genitori od altro, pensino a videoregistrare ogni ambiente dove ci sono minori e minorenni che non vogliono essere il tappeto da scuotere o da battere. Genitori e adulti, ribelliamoci a questo stato che pensa tutt’altro per i minori: le vaccinazioni obbligatorie (10?) non bastano e speriamo che non sia solo un finanziamento. Queste misure si devono applicare,non aspettare che i media imprechino contro altre violenze negli asili che stanno spuntando di quindicina in quindicina.
Facciamo fare anche i test di personalità a chi tratta con minori e i giovani: se no si sarà sempre daccapo con notizie da paura, che possono solo farci vergognare di appartenere a questa nazione.

13) Esseri umani messi all’asta in Libia: migranti venduti come schiavi dai trafficanti per 800 dollari
Un video della Cnn mostra una vera e propria asta di esseri umani in Libia: i trafficanti vendono i migranti come schiavi facendo partire una vera e propria asta e arrivando a valutare una persona anche meno di 800 dollari.
AFRICA 14 NOVEMBRE 2017 15:29 di Stefano Rizzuti
Una vera e propria asta, ma la merce da acquistare sono esseri umani: le immagini in un video della Cnn denunciano quanto avviene in Libia, dove alcuni uomini vengono messi all’asta, come avveniva all’epoca della tratta degli schiavi. Nel filmato dell’emittente si vedono due ragazzi che vengono venduti dai trafficanti. “800 dinari”, dice il banditore… “900, 1.000, 1.100. Venduto per 1.200 dinari libici”, l’equivalente di 800 dollari americani. Il ragazzo venduto è di origine probabilmente nigeriana, viene definito un “ragazzo forte, adatto al lavoro nei campi”. Un ragazzo sulla ventina messo all’asta da un banditore che nel video non viene inquadrato.
La Cnn aveva ricevuto il filmato ma è poi andata a verificare potendo così registrare di nascosto un altro video in cui vengono vendute una dozzina di persone nel giro di pochi minuti. Le telecamere della Cnn sono andate subito fuori da Tripoli dove hanno visto vendere più di dieci persone nel giro di sei-sette minuti. “Qualcuno ha bisogno di uno scavatore, un uomo grande e forte?”, chiede ancora il banditore. Le offerte iniziano ad arrivare subito, come racconta la Cnn: “500, 550, 600, 650”, fino ad arrivare all’acquisto dell’uomo. Che da questo momento ha un nuovo “padrone”.
L’emittente televisiva ha incontrato due delle persone messe in vendita dopo l’asta, ma erano talmente “traumatizzati” da non essere in grado di parlare. Ed erano così spaventati da “sospettare di chiunque”. Il contesto di queste assurde aste di esseri umani, racconta la Cnn, è quello dei rifugiati che scappano dai conflitti o dei migranti economici che ogni anno attraversano a migliaia i confini della Libia. Molti di loro hanno speso tutto quello che avevano per il loro viaggio attraverso il paese e per raggiungere il Mediterraneo, l’unica speranza per raggiungere l’Europa. Ma negli ultimi tempi, secondo quanto spiega ancora la Cnn, partono meno imbarcazioni e i trafficanti rimangono con “in mano” tanti migranti e passeggeri; così i trafficanti diventano “padroni” e i migranti diventano “schiavi”.
I filmati sono stati consegnati dalla Cnn alle autorità libiche che hanno promesso di aprire un'indagine sul caso. Il tenente Naser Hazam, dell'agenzia governativa libica contro l'immigrazione illegale a Tripoli, ha dichiarato di non aver mai assistito ad una vendita di schiavi, ma di essere a conoscenza di bande criminali che gestiscono il traffico di esseri umani. La troupe della Cnn ha parlato anche con Victory, un 21enne detenuto al Treeq Migrant Detention Center di Tripoli dove gli immigrati illegali vengono rinchiusi in attesa di espulsione: il ragazzo racconta di essere stato venduto all'asta come schiavo “più volte” dopo aver finito i soldi per il suo viaggio.
Stefano Rizzuti
Già lo si sapeva: adesso arrivano i video con la vendita diretta di migranti e costo dei medesimi, anche se esiste la pallida speranza che possa trattarsi di una bufala, di una cosiddetta fake news.

È comunque noto che si vendono in tutto il mondo i migranti che hanno pagato col loro corpo e coi loro denari raggranellati chissà come: questi poveracci vengono venduti ad altrettanti criminali che li usano come schiavi fisici, sessuali o li rivendono in modo indecente, illegale e contro l’umanità.

Possibile però che i vari Stati e la stessa ONU, che devono inorridire davanti a quei video, non lo sapessero già da prima e avessero bisogno che quel video gli fosse sbattuto in faccia per sollevare il solito vespaio e magari non intervenire.

Le vie con cui si combatte lo schiavismo devono essere attive sul posto o gestite tramite persone fidate; bisogna registrare tutti, compresi i criminali che vendono carne umana così, senza nulla temere dalla polizia locale. La compravendita di umani è sempre esistita: solleviamo bene la questione con manifestazioni e comprensione per chi arriva senza consenso ed è rispedito da dove proviene, tenendo a anche a mente il caso della Libia le cui comunità di raccolta sono il terrore di chi vi entra per quanto può succedere (e tutti lo sanno che quelle comunità sono così). Per chi non può intervenire direttamente, esiste la possibilità di aiutare quelle associazioni serie che possono occuparsi di questo e se ne occupano già; purtroppo non potremo aiutarle tutte se non rivolgendoci al Creatore ed invocando anche la giustizia. Grazie a quei volontari che possono intervenire precedendo l’invio in Libia,come in Malesia, Messico e tanti altri Stati che non conosciamo bene.

14) Giornata infanzia, 180 milioni di minori con prospettive peggiori dei genitori (Articolo21,tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata)

L’Unicef ha lanciato un nuovo studio su 37 paesi e un sondaggio in 14 Paesi. La percentuale di persone che vivono con meno di 1,90 dollari al giorno è aumentata in 14 paesi; le morti per cause violente fra i bambini e gli adolescenti sotto i 19 anni sono aumentate in 7 paesi

ROMA – Secondo un nuovo studio dell’Unicef, realizzato in occasione della Giornata Mondiale dell’Infanzia, nonostante i progressi raggiunti a livello globale 1 bambino su 12 nel mondo vive in paesi in cui le sue prospettive attuali sono peggiori rispetto a quelle che avevano i suoi genitori. Secondo questo studio, 180 milioni di bambini vivono in 37 paesi in cui, rispetto a 20 anni fa, hanno maggiori probabilità di vivere in povertà estrema, non andare a scuola o morire in modo violento.

Lo studio dell’Unicef, condotto sulle prospettive dei bambini quando scappano da una povertà estrema, quando vogliono ottenere un’istruzione di base ed evitare una morte per cause violente, ha rivelato che: la percentuale di persone che vivono con meno di 1,90 dollari al giorno è aumentata in 14 paesi, fra cui Benin, Camerun, Madagascar, Zambia e Zimbabwe. “Questo aumento è principalmente dovuto a disordini, conflitti o a una cattiva governance”, si legge nel rapporto. Inoltre, l’iscrizione alla scuola primaria è calata in 21 paesi, fra cui Siria e Tanzania, a causa di fattori come la crisi finanziaria, la rapida crescita della popolazione e l’impatto dei conflitti.

Le morti per cause violente fra i bambini e gli adolescenti sotto i 19 anni sono aumentate in 7 paesi: Repubblica Centrafricana, Iraq, Libia, Sud Sudan, Siria, Ucraina e Yemen – tutti paesi che stanno attraversando grandi conflitti. Ad ancora: quattro paesi – Repubblica Centrafricana, Sud Sudan, Siria e Yemen – hanno assistito a un declino in più di una di queste tre questioni valutate, mentre il Sud Sudan ha subito un declino in tutte e tre.

“Mentre l’ultima generazione ha assistito a grandi risultati, mai raggiunti in precedenza, sul tenore di vita per la maggior parte dei bambini del mondo, il fatto che una minoranza dimenticata di bambini ne sia rimasta esclusa (non per errori loro o delle loro famiglie) è grottesco – ha dichiarato Laurence Chandy, direttore dell’Unicef per il dipartimento Dati, Ricerca e Politiche -. È la speranza di ogni genitore, ovunque nel mondo, di dare ai loro bambini maggiori opportunità rispetto a quelle che hanno avuto loro da giovani. In questa Giornata Mondiale dell’Infanzia dobbiamo prendere coscienza di quanti bambini stiano invece vedendo le loro opportunità restringersi e le loro prospettive diminuire”


15) Sodomizzati a sangue con i trapani, anche bimbi di meno di 10 anni. Anche questa è Siria
23-11-2017, 14:06:06 Fanpage
In Siria decine di uomini e ragazzi sono stati violentati mentre erano reclusi nelle carceri di Assad. A macchiarsi degli stupri sono stati anche i gruppi armati, compreso l’ISIS. E’ quanto emerge da un rapporto dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati che ha raccolto le testimonianze degli abusi tra i profughi siriani in Giordania, Libano e Iraq.
GUERRA IN SIRIA 23 NOVEMBRE 2017 13:32 di Mirko Bellis
“Quando ero detenuto in Siria sono stato torturato in ogni modo possibile. Eravamo 80 persone in una cella senza luce, completamente nudi. Di notte ci appendevano per le mani e ci torturavano con l'elettricità ai genitali. Mi hanno sodomizzato con un palo di ferro…entravano nella cella per violentarci però era buio e non potevamo vederli. Tutto ciò che sentivamo erano gli altri detenuti che urlavano: ʻBasta…sto sanguinando, fermatevi’. Pensavo che ci avrebbero uccisi tutti”. Lo spaventoso racconto di Tarek (nome di fantasia), un omosessuale siriano fuggito in Giordania, è contenuto nell'ultimo rapporto dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati sugli stupri subiti da uomini e ragazzi nelle carceri di Assad. Ma a macchiarsi di orribili sevizie sessuali sono stati anche i miliziani dei gruppi armati, compresi i jihadisti dell’ISIS.
Sarah Chynoweth, l’autrice dell’inchiesta, ha incontrato circa 200 profughi siriani in Giordania, Libano e nel Kurdistan iracheno. Il quadro che emerge è terrificante. Almeno il 20 per cento dei ragazzi intervistati ha confermato di essere stato vittima di qualche forma di molestia sessuale. Secondo quanto hanno affermato un gruppo di donne rifugiate in Giordania, dal 30 al 40 per cento di tutti gli uomini adulti nella loro comunità avevano subito violenza carnale durante la detenzione in Siria. Dagli stupri non si sono salvati neppure i più piccoli e gli anziani: sono stati riportati casi di abusi a bambini di 10 anni e uomini di 80. Gay, lesbiche. bisessuali e transgender hanno raccontato di aver sofferto ogni genere di brutalità non solo mentre si trovavano in Siria ma anche nei Paesi in cui hanno cercato asilo.
“Temevo che pochi rifugiati avessero sentito parlare di queste storie e che comunque non mi avrebbero mai rivelato niente di un argomento così tabù. Mi sbagliavo di grosso”, scrive Chynoweth. Il suo viaggio è iniziato nell'ottobre del 2016 a Erbil, la capitale del Kurdistan iracheno. Qui la ricercatrice, dopo essersi guadagnata la fiducia dei rifugiati, ha cominciato a chiedere se fossero a conoscenza di violenze sessuali sugli uomini in Siria. “Mi guardarono increduli – continua – come se non potessero credere che stessi facendo una domanda così ovvia. La loro risposta fu disarmante: ʻSì, certo. Sta succedendo ovunque. Tutte le parti [del conflitto] l’hanno fatto’”.
"Uno dei miei zii è stato arrestato in Siria”, ha raccontato Ahmed. “Pochi mesi dopo il rilascio, con le lacrime agli occhi, ci ha detto di essere stato torturato in ogni parte del corpo con un trapano. Era stato abusato sessualmente nei modi più atroci. Dopo la galera è diventato alcolizzato ed è morto per un’insufficienza epatica”. Per Farid, un rifugiato siriano di origine palestinese, la violenza sessuale sembra rispondere ad una strategia. “In prigione gli abusi sono sistematici. Penso abbiano avuto istruzioni per commettere gli stupri. E’ successo a troppi e nello stesso modo”. La commissione internazionale d’inchiesta sulla Siria, ha dichiarato che nei centri di detenzione a Damasco, Homs e Aleppo uomini e ragazzi hanno subito torture di carattere sessuale. Ma non è solo il regime di Assad ad aver commesso crimini contro l’umanità. Per l’organismo delle Nazioni Unite, istituito nel 2011 per indagare le violazioni dei diritti umani nel Paese mediorientale, anche i miliziani dell’ISIS e degli altri gruppi armati sono responsabili di stupri, altre forme di violenza sessuale, torture e atti inumani.
In Giordania, l'autrice del rapporto ha incontrato un gruppo di psicoterapeuti specializzati nel trattamento dei sopravvissuti alla tortura. Secondo gli analisti, lo scopo delle sevizie sessuali è quello di infliggere un profondo dolore psicologico e distruggere l’autostima della vittima. In luoghi come la Siria – hanno precisato gli psicoanalisti – dove le relazioni tra persone dello stesso sesso sono severamente proibite e i ruoli tradizionali di genere sono radicati, l'uso della tortura di tipo sessuale contro uomini e ragazzi “non stupisce”. I gruppi armati – coincidono le testimonianze raccolte nel rapporto dell'Unhcr – hanno compiuto gli stupri con l'obiettivo di terrorizzare e soggiogare i civili. “Mio cugino di 10 anni fu rapito mentre stava andando a comprare il pane”, ha affermato Adel, un profugo siriano in Libano. “Ad un certo punto arrivarono quelli del Daesh (acronimo arabo per indicare l'ISIS, ndr) e lo portarono via assieme agli altri. Sono stati tutti violentati. Non sappiamo il perché”. Nel governatorato di Deir ez-Zor, fino a poco tempo fa uno dei feudi del sedicente Stato islamico in Siria, il capo della comunità locale venne arrestato e condotto in una casa. Qui, dopo essere stato picchiato, fu sodomizzato con un tubo di gomma davanti a tutti. Pochi giorni dopo il suo rilascio, scappò dalla città non riuscendo a superare la vergogna e lo stigma sociale provocato dallo stupro.
Tra le tante storie contenute nel documento dell’Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati sale alla luce anche un’altra drammatica realtà. Molte dei siriani abusati sessuali in patria hanno dovuto sopportare violenze anche nei Paesi in cui speravano di essere al sicuro. “Per le persone come me è molto dura – ha confessato Aras, una transgender siriana. “Soffro d’asma e quando ho dei forti attacchi mi capita di svenire. Un giorno ho perso conoscenza e hanno cercato di violentarmi, sono sopravvissuta però la prossima volta chissà cosa può succedere”. E le violenze sessuali indiscriminate a donne e uomini, indica il rapporto, sono una delle cause che hanno portato migliaia di siriani alla fuga. “La ragione principale per cui siamo scappati – ha ammesso Lara – non è stata la paura dei bombardamenti o dei proiettili. Il motivo principale è stata la paura di perdere il nostro onore, la paura di essere abusati, tutti noi, le nostre figlie e i nostri uomini”.
16) Abbandona in auto le due figlie piccole per giocare alle slot: papà denunciato
Un uomo è stato denunciato per aver abbandonato in auto le sue due figlie piccole per andare a giocare alle slot machine. L’episodio nel Bresciano. Le due bimbe, una di 3 anni e l’altra di pochi mesi, sono state ricoverate in ospedale a Chiari per accertamenti e poi tolte alla famiglia: la madre delle bambine sarebbe una prostituta.
BRESCIA 24 Novembre 2017 - 15:56 di Francesco Loiacono
Ha abbandonato da sole in auto le sue due figlie piccole per andare a giocare alle slot machine. Protagonista dell'episodio un papà residente nel Bresciano. A notare le due bimbe – una di tre anni e l'altra di pochi mesi – all'interno della vettura è stato un passante, che ha subito avvisato le forze dell'ordine. Quando le ha viste, le due bimbe stavano piangendo in auto: la più grande stava cercando di consolare la sorellina.
L'uomo che si è reso protagonista dell'abbandono delle figlie è un cittadino di nazionalità romena. La moglie, secondo le prime informazioni, sarebbe una prostituta. La situazione famigliare decisamente problematica ha spinto la procura dei minori ad aprire immediatamente la procedura per rendere adottabili le bimbe, che dopo essere state tolte al padre sono state ricoverate all'ospedale di Chiari, nel Bresciano, per accertamenti. Il papà delle bimbe è stato inoltre denunciato.
Francesco Loiacono
17) Corea del Nord, Usa: “La guerra è più vicina”. E Trump insulta Kim: “Un cagnolino malato”
L’ambasciatrice americana all’Onu Nikki Haley è intervenuta durante il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite convocato dopo l’ultimo missile lanciato da Pyongyang: “Anche se è un conflitto che gli Usa non cercano e se ci sarà una guerra, il regime nordcoreano sarà completamente distrutto”.
USA 30 NOVEMBRE 2017 07:29 di Susanna Picone
Nuovo test missilistico della Corea del Nord, minaccia globale
Un clima di tensione ha accompagnato la seduta del Consiglio di sicurezza dell'Onu, convocata d'urgenza dopo il test balistico condotto dalla Corea del Nord e l’annuncio di Pyongyang che si è proclamata “potenza nucleare”. L’ambasciatrice americana all'Onu Nikki Haley ha pronunciato parole pesanti e significative. "Ora la guerra è più vicina", ha detto durante il consiglio di sicurezza sulla Corea del Nord. L'ultimo esperimento missilistico di Pyongyang, che ha dimostrato di avere un supermissile in grado di colpire gli Stati Uniti, "è un'azione che avvicina il mondo alla guerra, non lo allontana", ha tuonato Haley. "Anche se è un conflitto che gli Usa non cercano – ha detto ancora l'ambasciatrice – e se ci sarà una guerra, il regime nordcoreano sarà completamente distrutto". Da qui l’ennesimo appello alla comunità internazionale per tagliare i rapporti con Pyongyang e così isolare ulteriormente il regime nordcoreano di Kim Jong-un.
Ancora insulti di Trump a Kim – Pochi minuti prima, durante un comizio in Missouri, il presidente americano Donald Trump era tornato ad attaccare sul piano personale il dittatore della Corea del Nord, Kim Jong-un, deridendolo e descrivendolo come un “cagnolino malato”. “The little rocket man”, il piccolo uomo-missile, ha ripetuto il Presidente Usa davanti ai suoi sostenitori. Parole che ancora una volta rischiano di alimentare una guerra di offese e di insulti che va avanti da tempo e sicuramente non favorisce la realizzazione di quel canale diplomatico che con fatica Rex Tillerson e i vertici del Dipartimento di stato stanno tentando di aprire. Intanto, mentre al Tesoro americano si studiano nuove sanzioni finanziarie e al Pentagono si valuta l'ipotesi di un blocco navale, le Nazioni Unite hanno rinviato la decisione di nuove misure punitive verso la Corea del Nord.
Susanna Picone

18) Yemen: l'Onu invoca immediata tregua umanitaria

'Insostenibile la situazione dei civili, impossibile aiutarli'

GINEVRA, 4 DIC - Estremamente preoccupato per il livello di violenza a Sanaa, capitale yemenita, il coordinatore umanitario dell'Onu per lo Yemen ha chiesto oggi un'immediata pausa umanitaria dei combattimenti nella città. "Invito tutte le parti coinvolte nel conflitto a consentire con urgenza una pausa umanitaria martedì 5 dicembre tra le 10.00 e le 16.00 per permettere ai civili di lasciare le loro case e cercare assistenza e protezione e per facilitare gli spostamenti degli operatori umanitari", ha affermato il coordinatore umanitario per lo Yemen, Jamie McGoldrick, in una dichiarazione resa nota a Ginevra. Le strade della città sono diventate campi di battaglia e le persone sono intrappolate nelle loro case, incapaci di muoversi per cercare salvezza, assistenza medica, cibo, carburante e acqua potabile, afferma McGoldrick. Anche le ambulanze e le squadre mediche e gli operatori non possono operare a causa degli scontri, ha aggiunto.

04 Dicembre 2017

(Continua su http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/italia/957545/yemen-l-onu-invoca-immediata-tregua-umanitaria.html).

19) Onu boccia legge contro tortura in Italia: non conforme, cambiatela

 

6 DICEMBRE 201714:40

 

La legge approvata dall'Italia per istituire il reato di tortura non è conforme alle disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite e deve essere modificata. Lo afferma l'apposito Comitato Onu che ha presentato a Ginevra le proprie conclusioni. Tra i rilievi mossi all'Italia, che ha presentato la propria relazione a novembre, anche alcuni aspetti della politica migratoria, tra cui l'accordo con la Libia ed il regime carcerario duro del 41bis.

 

(Fonte: http://www.tgcom24.mediaset.it/politica/onu-boccia-legge-contro-tortura-in-italia-non-conforme-cambiatela_3110714-201702a.shtml).


20) La Svizzera restituisce ai nigeriani i soldi dell'ex dittatore. "Ma devono andare ai poveri"

Venerdì, 8 Dicembre 2017 La Repubblica

Confederazione, Nigeria e Banca Mondiale si sono accordate per far rientrare a Lagos 321 milioni di dollari, intascati dal defunto dittatore, Sani Abacha. Quest'ultimo, al potere dal '93 al '98, depredò la banca centrale del suo paese di 2,2 miliardi di dollari

di FRANCO ZANTONELLI

Il motto spesso travisato di fornire gli aiuti alle popolazioni in maggiore difficoltà direttamente nelle loro società e sui loro territori si può mettere in pratica anche restituendo loro i capitali di cui si sono impossessati dittatori senza scrupoli. A condizione che quei soldi servano, davvero, a migliorare le condizioni di vita di popolazioni che sono state spogliate per anni.

È con questo spirito che Svizzera, Nigeria e Banca Mondiale si sono accordate per far rientrare a Lagos 321 milioni di dollari, intascati dal defunto dittatore, Sani Abacha. Quest'ultimo, al potere dal '93 al '98, depredò la banca centrale del suo paese di 2,2 miliardi di dollari. Parte dei 321 milioni che rientreranno in Nigeria, grazie ad un accordo che la Confederazione elvetica e le autorità dello Stato africano sottoscrissero nel marzo dello scorso anno, oltre che al saccheggio dell'istituto di emissione, va fatta risalire a una gigantesca mazzetta che sarebbe stata versata all'entourage di Abacha, per la costruzione di un complesso siderurgico, da parte del gruppo tedesco Ferrostal.

"La restituzione dei fondi- dichiarò lo scorso anno il ministro degli Esteri elvetico, Didier Burkhalter -avverrà con la supervisione della Banca Mondiale, per fare in modo che essi vengano impiegati a sostegno di programmi sociali, destinati alla popolazione nigeriana". È dal 2015 che l'attuale presidente della Nigeria, Muhammadu Buhari, si è impegnato a recuperare quelle che ha definito "incredibili somme di denaro", sottratte al suo paese nell'arco di decenni.

In effetti, dal 2005 ad oggi, solo la Svizzera ha già fatto rientrare, nelle casse nigeriane, circa un miliardo di dollari, frutto della corruzione. Per restituire i 321 milioni di cui stiamo parlando, occultati come ultimo rifugio in Lussemburgo, dopo essere transitati dalla Germania, Berna ha impiegato 15 anni.


È finita l’era dell’umanità! I notiziari parlano di assassini di massa quotidiani, si continua far morire adulti e bambini senza alcuna distinzione, la gente che si fa esplodere non fa nessuna selezione di chi massacra ed è osceno e deprimente leggere di questi eccidi che spesso non hanno altro scopo se non quello di creare paura e sterminare il maggior numero di avversari possibile. È come un tamburo che ogni giorno scandisce queste uccisioni: 300, 200, 50… I numeri non hanno più alcun senso; si spara nelle chiese e nelle moschee e in ogni luogo di culto dove la gente si riunisce a pregare il proprio Dio, pregare e basta. Uomini, donne e bambini fatti fuori a mazzi. Egitto, Yemen e via via anche altri luoghi che non conosciamo e che lo stato locale non ci fa conoscere. E non si riesce a fermare questo triste gioco perverso che ha un solo nome: odio, odio per tutto ciò che non si condivide e che è esaltato da tanti indottrinamento di capi che se ne stanno quatti quatti al sicuro e mandano avanti la massa a soddisfare il proprio paranoico pensiero.

A questi si aggiungono gli annegamenti che sono quasi giornalieri, i corpi degli annegati sono cibo per gli squali ed altri pesci: anche qui carneficina di chi voleva vivere e che aveva sopportato incredibili torture ed avversità, criminali che per denaro fanno morire in mare costruendo barconi che non sono adatti allo scopo perché non reggono il mare,sebbene facciano guadagnare chi schifosamente mette a rischio centinaia di vite col traffico degli umani. A questo vogliamo aggiungere la depravata mansione di certe polizie che, con la tolleranza dei propri superiori o dello stato stesso, danno mano libera ad ogni tipo di tortura su chi accolgono o imprigionano durante il passaggio per il Paese. Corrotti e delinquenti che hanno buon gioco su vittime non armate, su bambini innocenti torturati anche loro in questo sistema diabolico mirato a distruggere l’umanità.

Invochiamo quel Dio, che ci ha insegnato ad amarci e Cui hanno crocefisso il Figlio.


Ancora tante persone sacrificano la propria vita per assistere questi infelici crudelmente trattati. Grazie a quei volontari che in ogni campo danno il proprio contributo anche sacrificando la propria vita. Grazie ancora!